
di Angelo De Cristofaro
Giovedì 29 ottobre, nella cornice del Castello Sforzesco, il futuro del calcio milanese ha preso forma. Inter e Milan hanno presentato il progetto del Generali Stadium, la nuova casa che ambisce a raccogliere l’eredità di San Siro e a custodire ciò che nessuna architettura può costruire da sola: l’emozione dei tifosi.
Il progetto firmato da Foster + Partners e MANICA prevede 71.500 posti, tribune avvolgenti e curve inclinate fino a 37 gradi. La struttura a X e la copertura dalla doppia curvatura danno allo stadio un profilo riconoscibile. Gli spalti, progettati per avvicinare il pubblico al campo, promettono di mettere la voce e l’energia dei tifosi al centro della partita.
Ma uno stadio vive davvero soltanto quando si riempie. Nei cori che si alzano prima del fischio d’inizio, nelle bandiere, nell’attesa condivisa e nell’abbraccio dopo un gol. È questa l’eredità più preziosa di San Siro, ed è su questa emozione che il nuovo progetto dichiara di voler costruire il proprio futuro.
La visione presentata guarda anche oltre il campo: nuovi spazi pubblici, aree verdi e luoghi da vivere durante tutto l’anno fanno parte del più ampio progetto di trasformazione dell’area. L’obiettivo è che il quartiere resti vivo anche quando non si gioca.
La strada è ancora lunga: i lavori sono previsti dal 2028 e la prima partita nella stagione 2031/32, subordinatamente alle autorizzazioni. Ma la presentazione ha già acceso una domanda in tutta Milano: quale voce avrà la nuova casa del calcio quando, per la prima volta, i tifosi la riempiranno?
