di Alessandro Bocci

Il Rapporto pubblicato dall’Istat qualche settimana fa sulla situazione abitativa è nel complesso rassicurante. In Italia, solo il 18,1 per cento delle famiglie vive in affitto, pagando in media 438 euro. 

La situazione cambia analizzando le città, dove le famiglie in affitto sono il 27,1 per cento e il canone medio raggiunge i 480 euro. Inoltre, sempre nelle città, il 17,6 per cento dei proprietari di case deve sostenere il costo del mutuo.

Più preoccupante è la situazione di Milano. Nel capoluogo lombardo l’affitto di un appartamento di 60 metri quadrati assorbe il 76 per cento della retribuzione media di un dipendente privato (contro il 35 per cento della media nazionale). In più, la domanda di case continua a crescere e l’offerta sembra non essere in grado di riuscire a soddisfarla.

Non occorre scomodare Adam Smith o Milton Friedman per comprendere la realtà dei fatti. In questi ultimi 15 anni a Milano si è costruito molto poco e troppi ostacoli di natura urbanistica hanno rallentato la realizzazione di nuovi edifici. Si è demonizzato in maniera ideologica il cemento senza accorgersi che da tale atteggiamento sarebbe conseguita l’espulsione verso l’hinterland di coloro che non erano in grado di sostenere i costi crescenti.

Da più parti si afferma che si deve puntare sul rilancio dell’edilizia pubblica e delle case popolari. Ciò è sicuramente vero e il Piano Casa varato dal presidente Meloni, il più serio ed importante Piano varato dopo quello voluto dal presidente Fanfani negli anni 60’, si muove in quest’ottica e prevede il recupero di oltre 60 mila alloggi da mettere a disposizione delle famiglie più svantaggiate. Tale Piano, pur essendo importantissimo, potrebbe però non bastare perché la lista delle persone in attesa, molte peraltro arrivate da poco in Italia, è davvero lunga. 

Secondo uno studio pubblicato da Assonime e Confindustria Assoimmobiliare a Milano occorrerebbero almeno 35 mila nuove abitazioni all’anno. E allora, se si vogliono affitti migliori e case meno costose, si deve aumentare l’offerta. In pratica occorre costruire e ancora costruire, espandendo verso l’alto la città.