
di Giorgio Righetti
LE DAME DEL BISCOTTINO erano dette le dame della nobiltà di Milano della “Pia Unione di carità e Beneficenza” fondata nei primi anni dell’Ottocento da due fratelli i Padri barnabiti Felice e Gaetano De Vecchi, era una associazione di fedeli non legata da statuti e regolamenti. Queste dame svolgevano la loro attività sopra tutto tra il popolo; si recavano almeno una volta alla settimana a visitare gli ammalati dell’ospedale, recando a loro qualche conforto materiale o morale, di solito portavano biscotti che distribuivano con parsimonia per cui erano dette “damm del bescuttin”. Altro scopo della “Pia Unione” era quello di assistere e redimere le giovani finite sulla cattiva strada, scopi nobilissimi e altamente lodevoli, il guaio era che le pie dame, più che da spirito umanitario, erano spesso spinte dal desiderio di comparire, mostrare benevolenza non per altruismo, ma per compiacersi della propria superiorità, cercare la ammirazione altrui, ma usavano un risentimento sdegnoso e arrogante contro le povere donne costrette a far mercato della loro più o meno sfiorita bellezza. Il nostro Carlo Porta non le sopportava per il falso moralismo, perché scagliavano critiche e disprezzo contro le prostitute, fingendosi pure e virtuose e, le le prese di mira nella sua poesia: I putann ai “damm del bescuttin”. Le puttane alle “dame del biscottino”. Secondo la satira del Porta l’avversione delle dame del biscottino per le prostitute, non nasceva da un reale zelo morale, ma dal rancore di essere ormai vecchie appassite e non più desiderate dagli uomini. Negli anni del Risorgimento e della Restaurazione, l’associazione finì al centro di polemiche politiche. Gli ambienti liberali e patriottici guardarono con forte sospetto a queste nobildonne, accusandone alcune di svolgere una ingannevole propaganda reazionaria e filoaustriaca o di intromettersi nelle famiglie per ostacolare i moti e la gioventù liberale. La satira popolare e letteraria tra cui i versi di Carlo Porta e gli scritti di altri autori presero di mira le dame del biscottino. Nel 1872 lo scrittore patriota Luigi Capranica nel suo romanzo ciclico: “I misteri del biscottino”, contribuì a dare un contesto storico estremamente preciso e dettagliato a un periodo di ambiguità morale, fatta di intrighi religiosi, spionaggio e reazione politica.
LE DAME DEL SUSS. “Le dame del suss” anzi per essere più esatti: “I damm del suss”, come le chiamavano i milanesi, costituivano una società fondata al tempo del Regno Italico (1805-1814), di signore iscritte alla Compagnia di Gesù, non legate da statuti o regolamenti, come le Dame del biscottino, ma con maggiore evidenza religiosa, palesando però un atteggiamento di grande ostentata presunzione e una considerazione enorme di sè; sicché qualche vecchio milanese dice ancora oggi “darsi del suss” per dire darsi delle arie. Questa voce singolare “suss”, sarebbe poi una evoluzione fonetica di Jesus: Dame del suss, vorrebbe dire “dame di Gesù.
CARLO PORTA scrisse il celebre componimento: I putann ai “damm del bescottin” nel 1818 (tradotto in italiano come: Le puttane alle “dame del biscottino”). Un chiaro riferimento alle “damm del bescottin” le pie dame del consorzio di beneficenza di Sant’Alessandro a Milano che distribuivano biscotti ai malati. Il testo fa parte della sua produzione di componimenti satirici in dialetto milanese, in cui l’autore critica l’ipocrisia della buona società.
LE PUTTANE ALLE “DAME DEL BISCOTTINO”
Maledette donnacce del biscottino,
tanto chiasso, tanto fracasso contro le puttane!
Perchè? Perchè la danno per poche monete
e (non) la danno mica sotto a (un) baldacchino?
Vergogna! Tacete là che lo sappiamo anche noi
per che cosa abbaiate; abbaiate, abbaiate
perchè siete vecchie megere che ammorbate,
che non vuol rifilarvelo più nessuno.
E quando eravate belle, giovani e grassottelle
e sode e prosperose, dite, o gran dame,
eravate così nemiche del cazzo?
la davate forse via per niente?
Niente un corno! le mie delicatone,
domandatelo un po’ ai vostri (cavalier) serventi
che cosa hanno speso ogni volta per metterlo dentro
in quelle vostre illustrissime figazzone.
E i palchi e le carrozzelle e i sorbettini
e i ferragosti e le cene mascherate
e gli accordi e i biglietti e le feste, le entrate (ai vari spettacoli)
sono danari, facce da porche! o fagiolini?
E poi ci avete il mostaccio, vecchiacce orribili,
di rompere il culo al Governo per far escludere
quelle ragazze che la danno per un mezzo scudo?
Silenzio là: (non) siete neanche degne di stargli alla pari.
P.S. CARLO PORTA (Milano 1775-1821) è uno dei più importanti poeti italiani, e anche uno dei meno letti perché scriveva i versi in dialetto milanese, difficile da comprendere oggi, anche per gli stessi milanesi quasi una lingua straniera che non si sa neppure come pronunciare. Carlo Porta scriveva componimenti satirici, realistici e molto brillanti, pieni di ironia sulla società del suo tempo, un poeta molto divertente, molto narrativo, uno scrittore reale e implicito.
La poesia satirica: I putann ai “damm del bescottin”, di Carlo Porta mette a confronto le prostitute milanesi e le aristocratiche “dame del biscottino”, smascherando l’ipocrisia dell’alta società. Nel componimento, le prostitute rivendicano la propria onestà rispetto al perbenismo nobiliare, accusando Le dame del biscottino di concedersi per lusso e privilegi dietro a una facciata di beneficenza.
Sotto Carlo Porta legge le sue poesie a Tommaso Grossi.
