di Libera Iannetta

L’Europa dell’Est è una fucina di giovani talentuosi che, tra classi di lirica, laboratori teatrali, progetti multimediali, coltivano nei Conservatori, dopo aver superato selezioni durissime, una fame vorace di palcoscenico. Si formano in scuole severe, “militari”, nate con forti impianti statali, e fanno propria una cultura della disciplina che prevede ore di allenamento quotidiano, debutto precoce e competenze avanzate nelle lingue straniere. Al contempo, imparano a raccontarsi in corsi di self-management, di più
recente attivazione, montando podcast e registrando audizioni professionali.
Il legame con l’Italia è fortissimo, in quanto l’italiano è strumento di lavoro, materia viva per l’accesso alle scene internazionali, senza barriere linguistiche che limitino il confronto con la produzione operistica “del bel paese”. In base all’anno di corso, si cimentano con romanze di Tosti e arie di Verdi, Puccini, Rossini, Donizetti, Bellini, nonché con i capolavori dei grandi autori della letteratura italiana. Lo studio dei testi letterari rappresenta un asse portante della loro formazione, in quanto a dare senso all’interpretazione canora è la comprensione profonda degli stessi. I corsi di Letteratura e Librettistica italiana li avvicinano tanto alla lettura di Dante, Petrarca, Leopardi, quanto a quella di Cammarano, Piave, Romani. Il lavoro sulla dizione, poi, è ossessivo, al fine di eliminare l’accento slavo che li taglia fuori alle audizioni internazionali.
Una generazione agguerrita dell’Est, insomma, che sogna nella musicalissima lingua di un paese che arranca ma che, per qualità della vita, patrimonio culturale, eccellenti poli d’istruzione, rappresenta per tanti una destinazione attraente.