
di Alessandro Bocci
La recente visita apostolica che Leone XIV ha dedicato al continente africano si colloca nella tradizione ecclesiastica. Il primo pontefice a recarsi in quel continente fu Paolo VI, che nel 1969 si recò in Uganda. In Africa andarono poi Giovanni Paolo II, che visitò ben trentotto paesi, Benedetto XVI e il gesuita Francesco.
In un continente nel quale si registra la più grande tragedia umanitaria dei nostri giorni, nel Sudan, e dove, in Nigeria, le milizie islamiche hanno massacrato oltre cinquecento mila cristiani, Leone XIV ha percorso migliaia di chilometri, visitando Algeria, Camerun, Angola e Guinea equatoriale.
In Algeria, terra natia di Sant’Agostino, fondatore dell’ordine cui appartiene il Papa, Leone XIV ha ricordato i martiri cristiani. Una scelta ben precisa e fatta in un momento storico in cui il sincretismo incontra notevole sostegno. Con il suo gesto il Papa ci dice che le religioni non sono equivalenti, in quanto, se così fosse, il martirio non avrebbe significato.
A Saurimo, in Angola, Leone XIV ha sottolineato la necessità di accogliere e sostenere chi fugge dalla guerra. Per il Pontefice tutte le persone hanno uguale dignità e i paesi del Nord del mondo hanno il dovere di sostenere lo sviluppo delle nazioni del Sud.
Durante il viaggio, il Papa ha più volte richiamato la necessità del dialogo e della pace, denunciando i conflitti del medio oriente, ha condannato la pratica dell’aborto e ha esaltato la fede come strumento indispensabile per la costruzione di ponti in un mondo scosso da conflitti, tensioni e disuguaglianze.
Mentre gli esponenti di quel regime iraniano che impicca i ragazzi alle gru sono nominati dall’Onu responsabili di agenzie che dovrebbero tutelare i diritti dell’uomo, questo viaggio dimostra che la Chiesa è l’unica istituzione mondiale che opera in favore di tutta l’umanità. In questo senso non possono non essere apprezzati e condivisi gli interventi del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che hanno sottolineato il valore del viaggio papale come testimonianza di speranza e fraternità e hanno difeso il ruolo del Pontefice come guida spirituale e voce di pace.
