MILANO NELLA MORSA DELL’INQUISIZIONE

di Giorgio Righetti

“LA VEDRA”, come la chiamano familiarmente i milanesi, oggi è un bel parco dietro le basiliche di San Lorenzo e San Eustorgio ma fino agli anni cinquanta era un quartiere popolare e malfamato un concentrato di edifici degradati e infetti, ritrovo di balordi e dei piccoli e grandi professionisti del furto. La “Vedra” ebbe per quasi otto secoli il non invidiabile privilegio di essere il luogo prescelto per giustiziare i popolani trasgressori della legge. A Milano la giustizia non era uguale per tutti: mentre la “plebe” veniva giustiziata in piazza Vetra, per i nobili era riservato un trattamento di riguardo, avevano il privilegio di non subire la tortura e di non essere esposti al pubblico lubidrio. Il luogo principale della loro esecuzione era Piazza Mercanti. Qui i nobili accusati di crimini gravi venivano solitamente decapitati, un’esecuzione che si svolgeva al cospetto di giudici e autorità.

La Vetra ricorda oggi, una dolorosa pagina della storia di Milano.

LA COLONNA INFAME. Nel 1600, all’angolo dell’attuale via Giangiacomo Mora e corso Ticinese esisteva la casa del barbiere Giangiacomo Mora, accusato di essere un untore e di aver diffuso la peste insieme all’ispettore di sanità Guglielmo Piazza. Il 2 agosto 1630 dopo aver subito torture ordinarie e straordinarie così raccontano le cronache di Milano di quel tempo: “sovra un alto carro, essi vennero tanagliati lungo tutte le vie che erano del Capitano di Giustizia al Carrobbio; quivi si recisero loro la mano destra, poi giunti alla Vetra, ebbero a uno a uno frante tutte le ossa ed i tessuti ancor vivi fra le gaviglie della ruota stessa, poi innalzati rimasero così sei ore, fra che spasimi; rifugge l’animo a pensarlo. Infine scannati e bruciati ne furono gettate le ceneri nel vicino rio”. Altri subirono lo stesso supplizio. La casa del Mora fu demolita e al suo posto fu eretta la Colonna infame con la lapide che ricordava l’evento che così si concludeva:
LUNGI DUNQUE DA QUI
BUONI CITTADINI
CHE VOI L’INFELICE E INFAME LUOGO
NON CONTAMINI
Questa testimonianza di una cieca e barbara superstizione fu fatta togliere solo nel 1778 da Pietro Verri, per consiglio di Cesare Beccaria. Lo storico milanese Giuseppe Ripamonti, la cui opera servì come ispirazione al Manzoni per la descrizione della Colonna Infame disse che quei poveretti giuravano al popolo la loro innocenza, di “morir volentieri per altri peccati ma non di essere colpevoli delle unzioni”.

LA CROCE DI SAN LAZZARO. Nel mezzo della piazza della Vetra, vi era la croce di San Lazzaro, per secoli testimone della forca che si ergeva oltre il ponte della morte, un antico ponte (oggi interrato) era l’ultimo tratto obbligato che i condannati a morte percorrevano prima del patibolo. Eretta nel 1633 la colonna con una semplice croce (chiamata anche di Santa Croce o croce San Lazzaro) doveva offrire un ultimo conforto religioso ai condannati a morte giustiziati sul vicino patibolo della piazza. Nel 1728 la vecchia struttura fu smantellata per fare spazio a un’opera in pietra più complessa, inserendo la statua di San Lazzaro protettore dei sofferenti e dei condannati. Dove è oggi il Parco delle Basiliche veniva allestito il patibolo per le esecuzioni capitali, esattamente di fronte al patibolo sorgeva la “baltresca”, un imponente palco in legno sopraelevato e circondato da inferriate per permettere alla folla di assistere ai roghi.

L’OMBRA DELL’INQUISIZIONE. La Vetra un tempo tristemente nota come luogo delle esecuzioni capitali dei condannati di estrazione popolare, ha ospitato alcuni dei roghi e dei processi più noti di Milano. I “roghi delle streghe”. Il più delle volte si trattava di donne senza una protezione famigliare, povere o ai margini della società, vittime designate da punire per nascondere problemi sociali, oppure guaritrici e donne che coltivavano erbe per curare febbri, dolori, ruoli sconosciuti dalla medicina ufficiale di quei tempi. I tribunali ecclesiastici trasformavano tutto questo in stregoneria e patti con il diavolo. Queste donne venivano normalmente messe al rogo in piazza Vetra (la stessa piazza che vide le esecuzioni di comuni delinquenti, di untori, di eretici di ogni sorta). Tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600, vi furono arse sul rogo diverse donne innocenti accusate di stregoneria costrette a confessare con la tortura malefici mai commessi. La vera ondata persecutoria cominciò nell’ultimo scorcio del Quattrocento. Ad animarla fu Papa Innocenzo IV. Il Papa confermò la pericolosità della stregoneria chiedendo di dare il via a una caccia radicale per estirpare il fenomeno. Anche Milano non tardò a confermarsi alla nuova decisione della Chiesa. La tortura divenne un mezzo di estorsione considerato necessario per avere una confessione. Una donna su cui cadeva il sospetto di stregoneria era finita. Era sufficiente che qualcuno entrasse in una chiesa e segnalasse il nome della malcapitata accusandola di malefici, che l’indiziata veniva prelevata e portata davanti al tribunale della Sacra Inquisizione. Qui a meno che la donna non rilasciasse una piena confessione si stabiliva che venisse condotta nei sotterranei per estorcere la confessione con la tortura. La descrizione di quel che avveniva in quei sotterranei è di quanto di più abbietto, e privo di dignità morale che riguardi l’umanità. Dopo poche sessioni di tortura la donna confessava qualunque cosa le venisse ordinato di dire. Il giorno della condanna la malcapitata era condotta in piazza Vetra legata su un carretto con in testa un copricapo alto e rigido su cui erano scritte le sue colpe. Il corteo passava dall’attuale via delle Pioppette, lungo la strada la “strega”, (vittima dell’ignoranza), veniva frustata e torturata dal boia per rendere il terribile spettacolo più avvincente. Giunto alla Vetra il corteo attraversava un ponte conoscuto come ponte della morte, perché attraversato solo dai condannati alla pena capitale. POI IL ROGO.

IL ROGO E LA CROCE. La Vetra per secoli è stata il principale luogo di esecuzione pubblica per le donne condannate per stregoneria ed eresia dal Rinascimento fino alla metà del XVII secolo. Situata proprio dietro la Basilica di San Lorenzo, l’area era originariamente delimitata da un canale d’acqua (la Vetra) dove i conciatori lavavano le pelli. Era considerata una delle zone più degradate, malsane equivoche di Milano, rendendola lo scenario ideale per ospitare i patiboli.
L’ultima esecuzione di una “strega” avvenuta a Milano risale al 1641.

P.S. Sant’Eustorgio: è stata la prima sede dell’Inquisizione milanese, gestita dall’ordine dei Domenicani dal 1300 fino alla metà del 1500. Nel Convento di Santa Maria delle Grazie, dal 1558, la sede del Tribunale e le relative carceri vennero trasferite in questo complesso. Qui si concentrò la maggior parte dei processi e condanne durante la caccia alle streghe.