di Alessandro Bocci

L’uomo, un algerino immigrato irregolare, era già stato arrestato la notte prima per danneggiamenti di auto e furto di oggetti. Ma un giudice ne aveva disposto la scarcerazione. Così, trascorsa qualche ora dalla ritrovata libertà, sembrerebbe al grido “Cosa guardi, sono mussulmano” quell’individuo ha squartato con un coltellaccio il volto di una ragazza marocchina. A quel punto, finalmente, la Procura ha chiesto e ottenuto la custodia cautelare dell’ aggressore.

È fin troppo facile osservare che se, dopo il primo arresto, quell’uomo non fosse stato così prontamente rilasciato, la giovane non sarebbe stata sfregiata. Una ragazza che dovrà affrontare il calvario di infiniti interventi chirurgici e che probabilmente non potrà mai più riavere il volto di prima. È poi evidente che la scarcerazione di quell’individuo genera disaffezione nei confronti dello Stato e delle istituzioni. Perché dovremmo avere fiducia nella giustizia se chi delinque viene rimesso subito in libertà? Perché dovremmo rispettare le regole se chi costituisce un pericolo per la collettività viene immediatamente rilasciato? Insieme a quella ragazza siamo stati sfregiati tutti noi.

Quanto accaduto qualche settimana fa a Milano, non è stato un semplice episodio di violenza, ma un atto di disprezzo e di suprematismo di fronte al quale non si può non notare il silenzio assordante di quel femminismo sempre pronto a riempirsi la bocca di patriarcato e di quote rosa. Chissà che avrebbero detto se l’aggressore si fosse richiamato al cristianesimo!

Per reati simili la legge prevede fino a 14 anni di carcere e il legislatore ha di recente introdotto l’aggravante del fatto commesso “come atto di odio o di discriminazione o di prevaricazione o come atto di controllo o possesso o dominio in quanto donna”.

Rimane la sensazione che si andrà alla ricerca di mille attenuanti, magari faranno passare l’idea, come è accaduto in troppi altri casi, che l’algerino era psichicamente squilibrato, e finirà che l’aggressore avrà una pena ingiusta nei confronti della vittima e di tutta la società. 

Chi squarcia il volto di una donna (o di un uomo, evidentemente) dovrebbe invece rimanere in carcere per tempi molto lunghi. Ciò anche per permettere al detenuto di assimilare, per bene, senza fretta e senza sconti, quel processo rieducativo di cui parla l’articolo 27 della Costituzione.