
di Cochise
Fra le comparsate ai gay pride di Elly e gli spinelli anticapitalisti di Bonelli, i principali leader della sinistra si erano scagliati contro il governo, ovviamente fascista, che a loro dire aveva trasformato l’incorruttibile e infallibile Ranucci in un bersaglio della malavita. La democrazia e la libertà di informazione erano a rischio e tutte le querele contro Report dovevano essere ritirate. Stavamo, addirittura, attraversando uno dei momenti più bui della storia della Repubblica e occorreva difendere la Costituzione più bella del mondo. Ancora un po’ e avrebbero rispolverato Gladio, Licio Gelli, il Piano Solo, la P2 e, perché no?, anche Topo Gigio e Pippi Calzelunghe.
E invece il presunto mandante dell’attentato più ilare del secolo sarebbe l’amicone del cuore, il compagno di merende del Cefalù Bistrò, il faccendiere pregiudicato, ora anche pregevole ristoratore, Valterone Lavitola. Povero Ranucci! Si era dimenticato del detto “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”! E pensare che Venditti cantava “Ci vorrebbe un amico…”!
Ranucci, lautamente retribuito con denaro pubblico, sembrerebbe avere un’interpretazione singolare del concetto di imparzialità che dovrebbe ispirare le trasmissioni della Rai. Quando mai sono state fatte inchieste sul sistema di potere nelle regioni rosse? Quando mai sono state spese parole sulla rete di finanziamento di Hamas in Italia? Quando mai sono stati realizzati approfondimenti sulle truffe legate al Reddito di cittadinanza? Quando mai si è accennato alle malefatte dei centri sociali? Quando mai ci si è soffermati sulla malagiustizia che vanta oltre tre persone, mediamente, di innocenti arrestati ogni giorno?
Chissà, forse quelle inchieste non erano utili alla popolarità di Ranucci e, come auspicava l’amicone del cuore, alla sua entrata in politica. Un novello Fidel Castro de noantri che, sospinto dai pro-Pal dal fiume fino al mare, poteva aspirare, avrà pensato il Valterone, ad un incarico degno della sua persona. Del resto, se persino Ilaria Salis era riuscita a diventare parlamentare, perché Sigfrido, indubbiamente più colto e preparato di Enzino Iacchetti e di Maria Rosaria Boccia, non avrebbe potuto ottenere la leadership del campo Lavrov?
Ma quello che non si può dimenticare è ciò che sarebbe capitato al bimbo di nove anni, gravemente malato, adottato da Nicole Minetti se la grazia, concessa dal Presidente della Repubblica a quest’ultima, fosse stata in qualche modo revocata. Semplicemente, quel bimbo sarebbe stato rispedito in un orfanotrofio, senza più alcuna possibilità di un futuro dignitoso. Cresciuto a pane, antimafia e antiberlusconismo, Ranucci era riuscito a trovare in Uruguay delle fonti così attendibili da far sghignazzare i frequentatori delle bettole di Montevideo. Non contento, aveva citato quelle fonti nella trasmissione televisiva della figlia di Berlinguer. Rimediata la figura dello scolaretto davanti al ministro Nordio, è poi arrivata una richiesta di risarcimento di fronte ad un tribunale statunitense, che vede anche Report coinvolto, di 250 milioni di euro.
Che dici, compagno Ranucci? Guarda che gli avvocati e i giudici americani non scherzano. Non è che poi quel sacrosanto risarcimento lo dovremo pagare noi contribuenti, vero?
Ah, dimenticavo. Ma come mai la Schlein non ti difende più? Non è che vuole starti alla larga? Non è che la tua presenza, tutto a un tratto, non sia più opportuna? Nel mondo degli uomini funziona così, sai?
Diccele queste cose, Ranucci. Magari prima di ritornare in Rai, perché potremmo dover aspettare troppo tempo.
Ps: avete anche voi un amicone del cuore che potrebbe piazzarvi una bomba sotto l’auto? Fatecelo sapere, racconteremo con piacere le vostre esperienze.
