di Alessandro Bocci

Avviata nel 2012 dal cardinale Scola, la causa di beatificazione di don Luigi Giussani, fondatore del movimento di Comunione e Liberazione, qualche giorno fa ha raggiunto la conclusione della fase diocesana. Di fronte ad una moltitudine di fedeli provenienti da ogni parte del mondo, nella basilica milanese di Sant’Ambrogio, l’arcivescovo Delpini ha affermato che don Giussani “con le sue parole, la sua vita, il suo carisma ha condotto ad incontrare il Cristo”.

Al centro della riflessione di Don Giussani, che aveva anche insegnato al Liceo Berchet, all’Università Cattolica e collaborato con il Centro Culturale Peguy, era la convinzione che la fede cristiana non fosse in contraddizione con la ragione, ma che, al contrario, ne rappresentasse la piena realizzazione.

Questa convinzione, oltre a plasmare Comunione e Liberazione, lo portò a confrontarsi con personalità di culture diverse, come quella del reverendo Shodo Habukawa, figura di primo piano del buddismo Shingon.

Autore di libri di notevole spessore come Il rischio educativo, Il senso religioso e L’incontro che accende la speranza, don Giussani fu particolarmente legato a Karol Wojtyla, che aveva incontrato a Cracovia nel 73, ed al cardinale Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede.

Importante anche il rapporto tra don Giussani e Il Sabato, un settimanale cattolico vicino alle sensibilità di Comunione e Liberazione. Per don Giussani, quel periodico rappresentava un tentativo di fare emergere la visione cristiana all’interno del dibattito politico e per questo doveva leggere la realtà senza deformazioni ideologiche.

Nell’omelia funebre, nel Duomo di Milano nel febbraio 2005, il cardinale Ratzinger disse: “Lo Spirito Santo ha suscitato nella Chiesa, attraverso di lui, un Movimento, il vostro, che testimoniasse la bellezza di essere cristiani in un’epoca in cui andava diffondendosi l’opinione che il cristianesimo fosse qualcosa di faticoso e di opprimente da vivere. Don Giussani si impegnò allora a ridestare nei giovani l’amore verso Cristo “Via, Verità e Vita”, ripetendo che solo Lui è la strada verso la realizzazione dei desideri più profondi del cuore dell’uomo, e che Cristo non ci salva a dispetto della nostra umanità, ma attraverso di essa”.

Dopo la conclusione della fase diocesana, sarà la Santa Sede a valutare la figura di don Giussani e a riconoscere il miracolo, avvenuto grazie alla sua intercessione, necessario per la beatificazione. È un processo che potrebbe necessitare di molto tempo, ma la sua prosecuzione testimonia la straordinarietà della figura di questo sacerdote.