di Giorgio Righetti

LA NOSTALGIA NON È MANCANZA, MA PRESENZA DI PERSONE, LUOGHI EMOZIONI CHE TORNANO A TROVARCI. (Erri De Luca)

Il sentimento di nostalgia che si può avere oggi verso Milano è piuttosto in declino, si va perdendo il senso di appartenenza. Certo Milano è molto cambiata è diventata insicura e anche violenta, la criminalità è diffusa, aumentano le truffe informatiche, le rapine anche violente. Ma Milano non è che abbia perso i suoi valori che sono tuttora il collante di una popolazione sempre più etereogena, perché la professionaltà, la laboriosità la solidarietà sono valori che non si sono ancora perduti.

LE VOCI DELLA STRADA. Io e quelli della mia generazione eravamo ragazzi in un ambiente urbano dove si dava priorità al benessere e alle relazioni umane rispetto a un mondo che corre come quello di oggi. Indimenticabili armonie erano le voci degli ambulanti e degli artigiani nelle strade, luoghi incontrastati dei commercianti su area pubblica. A tutte le ore del giorno quasi stabilendo degli appuntamenti fissi si presentavano nelle vie e nei cortili, con il loro gridò particolare che li annunciava da lontano. Era il tempo dei venditori e degli artigiani che avevano la loro bottega all’aperto e avevano richiami tipici, le massaie a quei richiami scendevano in strada e contrattavano i loro acquisti, era un mercato a domicilio. Gli ortolani esponevano le loro merci su carrelli che conducevano nelle vie più frequentate e nei cortili, erano venditori ben forniti della miglior verdura e frutta. Verso ottobre percorreva le vie anche del centro “EL FIRONATT”, il suo lavoro consisteva nel girare per le strade in autunno e in inverno vendendo collane di castagne.
Ce lo ricorda anche un antico detto popolare in dialetto:
“A Milan, tra i vari mestée ambulant,
gh’eren i vendidor de castegn lessàa,
pelàa o cont el guss e rostii oltertant”
.
Verso l’autunno entrava in città il GIGI DELLA GNACCIA, così erano detti i venditori di castagnaccio, erano quasi tutti toscani e non erano certo modelli di pulizia, sostavano un poco d’appertutto, ma di preferenza davanti alle scuole, per pochi soldi si poteva acquistare una grossa fetta, di quel dolce fragrante e profumato. Poi il venditore di rane “El RANAT” era una figura molto nota, nella bella stagione girava per le strade e i cortili con un grosso sacco contenente le rane vive pescate durante la notte nei fossi della periferia, le donne milanesi le acquistavano per preparare il famoso “risott cun i rann”; E il pescivendolo “El PESSAT” la figura storica del venditore di pesce che entrava ogni venerdì con il suo carrettino nei cortili: “Oh la tinca donne, la bella tinca” e con la tinca, la carpa e il persico e il luccio, poi affondando le mani nel cassone stringendo tra le mani un anguilla, gridava maliziosamente alle donne: “Oh l’anguilla donne, l’anguilla viva”. Un curioso commerciante era il venditore di gamberi “QUEL DEI GAMBER”, in maniche di camicia con una blusa bianca, il lungo grembiule e i pantaloni pure bianchi, in testa un berretto rosso con visiera di tela cerata nelle mani reggeva due cesti contenenti i gamberi , coperti con tela bianca. il suo grido: “Quell di gamber salati e boni, cotti col sal e l’erba bonna!”. E “QUEL DEL GIASS” (il venditore di ghiaccio) era una figura caratteristica milanese, famosa per gridare “L’è rivà quel del giass, l’è rivà el giasée!”. Col carretto prima dell’avvento dei frigoriferi, portava ghiaccio a domicilio per conservare i cibi. I bambini si affollavano intorno sperando di recuperare qualche preziosa scheggia di ghiaccio da mordere. A quel tempo non esistevano ancora le varie merendine. “Donn gh’è chi El MOLETTA”, era questo il grido dell’arrotino, quando sostava in qualche via durante il suo peregrinare per Milano, al suo richiamo era un accorrere di massaie e un accavallarsi di monelli intorno alla mola che sostenuta da due ruote traballanti stava per essere messa in moto. Sacco sulle spalle, stadera in mano: El STRASCÉE, il suo richiamo a gran voce: “strascée, strasciaioooo!“… era sempre pronto a contrattare ogni cosa vecchia. Ecco l’impagliatore di sedie, “El CADREGATT”, la sua bottega era modesta, un fascio di lische, di stoppie e di paglia e una stecca d’osso. Si accovacciava per terra agli angoli di qualche contrada e accompagnava il lavoro con un frizzo, un motto, per divertire chi lo osservava. Chi ricorda ancora “El MAGNAN”, ovvero il calderaio che nelle piazze impiantava la sua officina per stagnare paioli e pentole che le massaie portavano sollecite. Una forgia, un mantice, un incudine e una mazzuola erano il suo armamento. Era quasi sempre un montanaro, sceso dalle valli dell’Ossolano, cadenzava il lavoro al ritmo di una canzone dei suoi monti. La sua professione veniva esercitata soprattutto in funzione ambulante. Le prime piogge facevano spuntare l’OMBRELE”, che sostava sempre sotto un androne o ad un angolo di strada per eseguire piccole riparazioni, cambiare una stecca, aggiustare un asta, assicurare un manico, e coi primi freddi ecco il nero groviglio di stracci dello spazzacamino: “El MENAFRECC”, gli spazzacamini venivano tutti dalla Valle Vigezzo per pulire le canne fumarie e costretti per lavoro a passare parecchi mesi a Milano si ritrovavano ogni domenica nella Chiesetta di via Magolfa, un punto sociale che li faceva sentire un po’ meno soli. Tutti questi artigiani erano piccole industrie ed un commercio proficuo esercitato accortamente con mezzi modesti, ma che facevano campare un’intera popolazione scesa a Milano di proposito. Gridi che si confondevano con la musica degli organetti di Barberia sempre presenti. Poi ai gridi degli ambulanti e degli artigiani seguirono il linguaggio dei rumori nuovi e, quell’aspetto della vecchia Milano, piano piano scomparve e scomparvero le sue caratteristiche e le indimenticabili armonie delle sue voci, sommerse dai rumori del traffico e dal clacson delle automobili.
Nella foto di repertorio “quel del giass”, negli Anni Cinquanta.