di Aurora Marella

Sono una lavoratrice, il primo maggio sono stata a casa dal lavoro come quasi tutti i lavoratori che possono interrompere la propria attività. Lavoro in una scuola e i miei alunni, alcuni giorni prima, mi hanno chiesto perché saremmo stati a casa.

Qualcuno non si era ancora accorto che il primo maggio fosse un giorno rosso sul calendario, qualcun altro ha parlato di ponte e qualcun altro pensava fosse una festa religiosa.

Mi sono resa conto che la maggior parte di noi grandi sappia cosa sia il primo maggio, la festa dei lavoratori e del lavoro però forse ci sfuggono le origini e, dato che viviamo tutti freneticamente, dove fermarci e indagare a volte diventa difficile e va a finire che ce ne dimentichiamo alla sera sul divano, dopo una giornata in cui pensiamo di voler cercare proprio quelle informazioni rimandando a dopo, quando avrò tempo, quando avrò messo a letto i bambini, quando avrò rassettato la cucina, dopo aver fatto quella telefonata importante.

Perché anche questo è lavoro.

È la nostra vita che si interseca con la giornata lavorativa: proprio da questo prende origine il nostro primo maggio, celebrato nell’articolo 1 della nostra Costituzione.

La festa del Primo Maggio non nasce come giorno di riposo o di ponte o come premio produzione come è emerso da alcune ipotesi formulate dai miei alunni ancora giovani per guardare al mondo del lavoro ma non troppo piccoli per impararne il valore e la dignità.

Abbiamo intrapreso una ricerca in classe con i mezzi tecnologici oggi a disposizione di tutti, per veicolare anche il messaggio di imparare a utilizzare in modo appropriato i contenuti a portata di mano.

Abbiamo trovato tantissime fonti scritte e iconografiche che parlano del Primo Maggio.

Siamo partiti dall’osservare il celebre quadro di Giuseppe Pellizza da Volpedo, il Quarto Stato.

Già dall’immagine gli alunni hanno intuito che il primo maggio aveva a che fare con un movimento dei lavoratori.

Vedevo i ragazzi impegnati in numerosi interventi, argomentazioni, osservazioni, li ho trovati interessati e coinvolti anche se per loro il mondo del lavoro è ancora lontano. Ma non è questo il punto: il punto a cui volevo arrivare è la storia della dignità, la dignità e il rispetto del lavoratore e del lavoro. Abbiamo scoperto insieme che il primo maggio si celebra in quasi tutto il mondo e vuole ricordare le lotte che per secoli i lavoratori hanno sostenuto per arrivare dove siamo oggi, per arrivare al fatto che anche loro, i bambini, e anch’io, da piccola, e i miei genitori, abbiamo vissuto la nostra formazione nei banchi e non nelle fabbriche.

 La data del primo maggio fu resa istituzionale in Francia nel luglio del 1889, un secolo esatto dopo la rivoluzione: ci fu una grande manifestazione per la Seconda Internazionale, il grande congresso dei rappresentanti degli operai e sindacali avvenuto a Parigi.

 Ma tutto ebbe origine tre anni prima, negli Stati Uniti, precisamente a Chicago.

I lavoratori di quella città in quell’anno scioperarono e protestarono più volte per ottenere la giornata lavorativa di 8 ore riducendola rispetto alle 12 o 16 ore che molti lavoratori erano costretti a sostenere.

Le proteste culminarono il 4 maggio durante una manifestazione in cui persero la vita lavoratori e forze dell’ordine.

 Oggi, nella giornata del Primo Maggio, che in Italia fu introdotta due anni dopo la seconda Internazionale di Parigi, si organizzano manifestazioni e incontri e, soprattutto, tutti noi guardiamo il Concertone del Primo Maggio a Roma. I musei nazionali sono aperti e diversi presentano l’ingresso gratuito. A Milano si svolge la tradizionale manifestazione con il corteo dove si riuniscono i sindacati dei lavoratori e si culmina in piazza Duomo con la banda cittadina e canti.

Mi è sembrato molto importante dialogare di questa tematica a scuola per trasmettere il messaggio che ciò di cui ora noi godiamo è stato costruito con fatica e impegno da quelle persone del passato che hanno lottato per un mondo migliore.