
di Giorgio Righetti
Non credo esista una ragazza alta o bassa, magra o grassottella, ricca o povera, che non abbia mai indossato un paio di “blue-jeans” con cucito un pezzo di tela alla cintura recante il nome di Levi Strauss. Su questa etichetta vi è la nota figura di due cavalli che tirano in senso opposto un paio di calzoni Levi tentando vanamente di strapparli. Storia e coraggio sono intessuti in ciascun paio di Levis: La storia della corsa all’oro nella California di più di centocinquanta anni fa, il coraggio e l’iniziativa di un giovane pioniere che fece il lungo e difficile viaggio per via mare da New York a San Francisco per cercare fortuna nel selvaggio e indomito West di quel giorni lontani. Quei calzoni sono anche il simbolo della “capacitá di adeguarsi ai tempi”: quella stessa capacità che dimostrò Levi Strauss quando sbarcò a San Francisco nel 1850, con qualche cassa di tela impermeabile per tende e altre merci pesanti, egli sperava di far fortuna nelle miniere. Si era portato tutto quel materiale da New York col proposito di venderlo e acquistare una concessione mineraria. Il giovane Levi non era da molto a San Francisco, quando gli si si avvicinò un minatore, che gli chiese con impazienza se avesse tra le sue merci dei calzoni “molto resistenti”. “Abbiamo bisogno di calzoni che resistano alle gallerie di estrazione, e qui non se ne trovano di abbastanza forti per questo mestiere”. “Mi dispiace“, disse il giovane Levi “non ho proprio pensato a un articolo di questo genere”. Deluso il minatore fece per allontanarsi. Ma improvvisamente Levi lo afferrò per un braccio, esclamando: “Venga con me,”. Girarono per le strette e polverose strade di San Francisco finché trovarono una sartoria. Levi mostrò al sarto la sua rozza tela e gli chiese di fare due paia di calzoni, uno per sé e uno per il minatore. I calzoni resistettero così bene che la notizia si diffuse e in un breve tempo se ne ebbe un enorme richiesta. I “calzoni di Levi”. Come erano chiamati erano diventati ormai famosi. Levi fu sommerso da più ordinazioni di quante ne potesse soddisfare: Fece venire da New York i suoi fratelli e fondò una piccola fabbrica, dove cominciò la produzione in serie. Per comune accordo i calzoni furono chiamati “Levi”.
LE BORCHIE DI FERRO. C’è un certo umorismo nella storia dei Levi, precisamente nell’origine delle borchie di ferro negli angoli delle tasche. Un minatore di nome Alkali Ike si recava spesso a Virginia City, nel Nevada, e ad ogni viaggio faceva visita al suo amico e sarto Jacob W. David. Queste visite avevano uno scopo oltre che trovare l’amico, il rammendo delle tasche dei molti Levis che Ike portava ogni volta a riparare, poichè il riempirsi le tasche con esemplari di minerali, le tasche erano eternamente strappate. Questo fatto rendeva Ike ora avvilito, ora furioso, e spesso tutte e due le cose insieme, e il suo amico sarto ne doveva sopportare le conseguenze. Il sarto faceva del suo meglio per aggiustare i calzoni del minatore ma le tasche tornavano subito a strapparsi. Un giorno che Ike era particolarmente irritato e, David stanco di sopportarlo decise di fargli uno scherzo. “Calmati, Ike” gli disse “ho una nuova idea per sistemare queste tasche”. Quando Ike se ne fu andato, Davis portò tutti i calzoni che Ike aveva lasciato a riparare da un sellaio e vi fece inchiodare delle borchie di ferro per rinforzare gli angoli delle tasche. Il sarto pensava di aver commmesso un tiro mancino ad Ike, ma con sua sorpresa la cosa fu accettata con grande entusiasmo e tante le lodi che Ike ne fece parlando con i minatori, che presto David fu affacendato a rinforzare tasche quanto lo era stato Lewis a fabbricare i calzoni. Quando David fece il suo annuale viaggio a San Francisco, si mise in contatto con Levi Strauss e gli raccontò il successo della sua idea di rinforzare le tasche dei Levi con borchie di ferro. Levi Straus allora si accordò con David e nel 1873 fece brevettare l’idea. Il sarto si stabilì a San Francisco prendendo la direzione della fabbrica di Levi. Intanto Levi aveva pensato di sostituire le borchie di ferro con il rame per evitare l’inconveniente della ruggine, infine decise di usare il filo arancione per cucire i blue jeans dato che era il colore che più si avvicinava a quello del rame. I Levis sono oggi prodotti in molte fabbriche, che appartengono ai discendenti di Levi Strauss e, venduti in alcuni punti vendita anche a Milano. Il loro centenario fu celebrato a San Francisco nel 1950. Oggi i blue jeans Levis non sono diversi da quelli che erano quasi duecento anni fa. Hanno ancora le stesse borchie di rame, le stesse cuciture arancione e la stessa etichetta. E nella ruvida tela è intessuta la storia affascinante e violenta, della grande corsa all’oro. Sotto l’etichetta storica cucita sui calzoni LEVI STRAUSS.
