I LEGGENDARI ESPLORATORI DELLE FRONTIERE AMERICANE

di Giorgio Righetti
THE MOUNTAIN MAN (1806-1840)
Le montagne e le vaste pianure degli Stati Uniti oggi hanno un nome che compare sulle mappe, ma questa terra e il suo nome dovettero essere conquistate, strappate ai primitivi e alla natura. Otto generazioni fa, solo 200 anni addietro questa terra era conosciuta col nome West, nota solo a pochissimi uomini bianchi, cacciatori solitari che erravano nella sua vastità alla ricerca di castori e altri animali da pelliccia. Erano chiamati “mountain men”, quasi una nuova razza, uomini come Daniel Boone, Jedediah Smith, Jim Bridger e John Colter (Colter fu uno dei componenti della spedizione condotta da Meriwether Lewis e William Clark, un’eroica impresa, voluta dal governo statunitense dopo l’acquisto della Louisiana, che tra avversità imprese valorose portò i due protagonisti a tracciare le prime mappe del Nord Ovest, e raccontare di una terra completamente sconosciuta ai bianchi). Magri e nervosi, cotti dal sole, con la faccia dello stesso colore del cuoio vecchio. Parlavano un linguaggio tutto speciale, formatosi spontaneamente attraverso il continuo contatto con la realtà e gli elementi primordiali, le loro parole erano sempre pungenti e arrivavano dritte al bersaglio. Più indiani degli indiani stessi tranne che nel sangue, non avevano altra legge che la loro, vagavano liberi come le nuvole e rimanevano continuamente in movimento. I loro piedi coperti dai mocassini e i loro cavalli non ferrati non lasciavano tracce. Come gli indiani con cui vivevano in pace non volevano altro che ciò che trovavano e niente di più. Le montagne, le foreste e il paesaggio selvaggio del West erano per loro immutabili come le stelle e altrettanto sacri.
LA GUERRA CON IL MESSICO (1845-1848)
La via verso Ovest non era meno ardua di quella della pace, la ostacolavano i molti problemi che covavano lungo la frontiera messicana. Nel 1845 il Texas entrò a far parte degli Stati Uniti come 28º stato. Dopo la Battaglia di ALAMO del 1836, il Messico non aveva mai riconosciuto l’indipendenza texana e considerava l’atto un’illegittima invasione del proprio territorio. Non tutti gli americani erano favorevoli alla guerra con il Messico compreso l’allora deputato statale Abramo Lincoln dell’Illinois, ma alla fine la guerra scoppiò. Tra il 1845 e il 1848, gli USA condussero una vittoriosa campagna contro il Messico, il trattato di pace stipulato al termine del conflitto assegnò agli Stati Uniti il Texas, il Nuovo Messico, l’Arizona e la California. Il confine tra Stati Uniti e Messico fu stabilito dal Trattato di Guadalupe Hidalgo, che tracciò una nuova linea di frontiera lungo il fiume Rio Grande (chiamato Río Bravo in Messico) fino a El Paso, per poi proseguire verso il fiume Gila e il Pacifico. In cambio dei territori acquisiti e a titolo di indennizzo per i danni di guerra, gli Stati Uniti pagarono al Messico 15 milioni di dollari e si fecero carico di ulteriori 3,25 milioni di dollari di debiti che il governo messicano aveva nei confronti del coloni statunitensi. Il trattato garantiva ai messicani rimasti nei territori passati di mano la possibilità di mantenere le proprie terre, scegliere la cittadinanza messicana o ottenere quella statunitense con pieno godimento dei diritti civili (anche se nella realtà molte di queste promesse sulla proprietà terriera non vennero mai mantenute).
ORO IN CALIFORNIA (1848-1855)
Con il Trattato di Guadalupe Hidalgo si concluse la guerra tra Stati Uniti e Messico e alla fine molti nuovi territori furono ammessi sotto l’Unione con i loro ricchi nomi spagnoli: Rio Grande, Santa Fé, El Paso e il più splendente di tutti la California, chiamata così in onore di una mitica isola di perle e oro. Qui nel 1848, a Sutter’s Mill, un operaio che lavorava in una segheria sulle rive del fiume Sacramento trovò una pepita d’oro grossa come una noce. Un fatto così importante venne pubblicato su tutte le prime pagine dei giornali con l’invito: “Venite in California c’è un mucchio d’oro sulle rive del fiume Sacramento”. La febbre della scoperta dell’oro si sentì chiaramente per tutto il continente: a Boston, New York, Savannah e dall’altra parte degli Oceani Londra, Parigi, Berlino. Ma il clamore dell’oro non fu sentito da nessuna altra parte più forte che a St. Louis. Il più importante centro di scambio delle pellicce del mondo e anche la città più rumorosa, peccaminosa e altezzosa a ovest di New York. Migliaia di cercatori d’oro si riversarono in California, i ”Forty-Niners” (quarantanove) come venivano chiamati. Il nome derivava proprio dall’anno 1849, il periodo in cui decine di migliaia di persone da tutto il mondo raggiunsero il territorio californiano a seguito della scoperta dell’oro a Sutter’s Mill.
Nella foto: Mountain men. Periodo 1806-1840.
