di Giorgio Righetti

Questo articolo è tutto basato sulla verità dei fatti, senza renderlo una noiosa documentazione storica.

Quando James Johnson, lesse il manifesto qui riprodotto, nella sua mente nacque uno dei progetti più delittuosi della sua epoca: un massacro in grande stile degli Apache. Un piano che avrebbe arricchito un cacciatore scellerato come lui ma che avrebbe dato inizio a un periodo di terrore per gli abitanti della regione a sud-ovest del Nuovo Messico, associata al villaggio di Santa Rita del Cobre, a quel tempo una storica città mineraria, oggi una nota “città fantasma” “ghost town”, situata nella contea di Grant, nel Nuovo Messico. – (Le Citta fantasma, principalmente situate nel Sud Ovest degli Stati Uniti, California, Nevada e Arizona, Nuovo Messico, sono città abbandonate dopo la fine della corsa all’oro. Oggi sono attrazioni turistiche che offrono un’atmosfera unica del vecchio West, con edifici originali in legno, saloon e vecchie miniere).

Santa Rita del Cobre al tempo della nostra storia era un importante villaggio minerario propriietà di una ricca società messicana dove veniva estratto il rame. Il villaggio era situato ai piedi di una montagna sulla quale viveva una banda di Apache Mimbreno – (una banda di Apache era composta da vari gruppi che vivevano in accampamenti piuttosto vicini. La banda era il complesso più grande su cui fare affidamento per un azione offensiva difensiva. Il più forte e il più esperto dei “leaders” veniva eletto come capo della banda) – e il loro capo Juan Josè. Il villaggio di Santa Rita, del Cobre distava trecento miglia di deserto dalla citta di Chihuahua – (il deserto del Chihuahua è il più esteso del Nord America. Copre gran parten del New Mexico, del Texas occidentale e del Messico) – dove veniva mandato il rame per essere trattato in una fonderia locale. Nonostante molteplici bande di Apache stessero in quel tempo terrorizzando i bianchi del Sud Ovest americano, Juan Josè era vecchio e stanco e viveva in pace con i minatori messicani, gli uomini della sua tribù percorrevano liberamente le strade della cittadina di Santa Rita e molti dei giovani Apache stavano adottando le usanze dei Messicani. La vita delle miniere era tranquilla e malgrado qualche mulo sparisse e qualche bianco fosse stato trovato ucciso nel deserto i Mimbreno negavano con fermezza e respingevano sdegnati i sospetti che si appuntavano su di loro. Fu in questo villaggio che Johnson si recò seguito da alcuni uomini privi di scrupoli pronti ad aiutarlo nel suo piano scellerato in cambio di una parte del ricco bottino promesso. “Sono venuto ad aiutarvi a risolvere i vostri guai, vi posso garantire che sono i Mimbreno a rubare i vostri muli e a uccidere i vostri uomini, siete costantemente in pericolo sorvegliati da questi diavoli rossi delle montagne e se non vi deciderete a intervenire un giorno o l’altro finirete tutti massacrati”. Tanto parlò e tale fu la sua astuzia che Johnson riuscì a convincere i minatori messicani della verità delle sue parole. Dopo di che passò a esporre il suo piano.

Botti di acquavite vennero trasportate sul luogo dove la tribù degli Apache Mimbreno era stata invitata, per un banchetto in loro onore. Più di novecento Apache, molti provenienti da altre trbù oltre quella di Juan Josè. iniziarono il festino bevendo acqua di fuoco – (così gli indiani chiamavano il whisky) – in grandi quantità, non sospettando quello che il destino riservava loro. Poco distante nascosto da folti cespugli un grosso cannone puntava verso i coinvitati. Quando fu consumato abbastanza whisky da rendere i Mimbreno completamente inconsci, Johnson diede l’ordine di caricare il cannone. Pietre, chiodi, catene, vetri, – (riempite il cannone con tutto quello che potete trovare) – furono le istruzioni di Johnson. Un terribile boato di morte echeggio nel villaggio mentre Johnson e i suoi uomini si lanciarono sulle vittime per terminare il massacro. Gli Apache cercavano di fuggire ma venivano abbattuti a fucilate e ben presto più di quattrocento di loro giacevano massacrati. Johson avrebbe avuto molti scalpi da portare a Chihuahua. Fra i morti anche il capo Juan Josè. La conquista del West fu caratterizzata da grande violenza, in cui lo scalpo divenne parte integrante della “caccia all’indiano” senza distinzione tra guerrieri, donne e bambini. Dopo il massacro I superstiti si rifugiarono da Mangas Coloradas (1793 circa – 18 gennaio 1863), Mangas Coloradas era un gigantesco Apache, alto quasi due metri, il suo nome di origine spagnola derivava dal fatto che indossasse sempre una casacca con maniche colorate, un guerriero di grande valore, uno dei più influenti e potenti capi Apache, guida dei Mimbreno Apache e figura chiave nella resistenza contro l’espansione dei bianchi nei territori indiani, noto per la sua astuzia e crudeltà, Mangas Coloradas non aveva mai approvato la vita tranquilla che i Mimbreno avevano condotto con Juan Josè. Dopo 15 anni di pace gli Apace Mimbreno erano di nuovo sul sentiero di guerra.

Ventidue uomini che stavano cacciando lungo il fiume Gila furono i primi a cadere sotto le frecce Apache, scalpati, spogliati degli abiti e delle armi giacevano lungo le rive del fiume. L’attacco avvenne di sorpresa e i cacciatori che non avevano avuto nemmeno il tempo di impugnare i fucili morirono tutti. Mangas Coloradas ordinò che tutte le armi fossero raccolte e portate al suo villaggio. Sempre sul fiume Gila tre cacciatori bianchi venivano scoperti e catturati dai Mimbreno. Parecchi giorni dopo i tre furono trovati a solo 10 miglia dal villaggio di Santa Rita appesi per i piedi e con la testa bruciata sopra delle ceneri ancora calde. Un esempio di quello che Mangas Coloradas aveva intenzione di fare ai minatori di Santa Rita responsabili del massacro dei Mimbreno. Intanto nelle miniere di rame i Messicani cominciavano a preoccupassi sulle notizie arrivate della rivolta degli Apache, ma soprattutto perché il convoglio ferroviario che portava rifornimenti da Chihuahua di solito puntuale non era arrivato il giorno previsto. Infatti il convoglio viaggiava con tale regolarità che i minatori non avevano nessuna scorta alimentare in caso di emergenza. Johnson aveva deciso di recarsi a Chihuahua con il convoglio sempre scortato da uomini armati, che sarebbe ripartito dal villaggio appena caricato il rame, ben presto si stancò di aspettare egli si rendeva conto del pericolo di viaggiare da solo per trecento miglia nel deserto ma la bramosia di intascare la taglia per gli scalpi che aveva con sé lo rendeva impaziente. Il mattino dopo Johnson e la sua banda avevano lasciato Santa Rita, il convoglio era ormai in ritardo da oltre cinque giorni.

Verso ovest nei pressi delle montagne giacevano sparsi i cadaveri orribilmente mutilati dei cacciatori di scalpi. Johnson era riuscito a fuggiare ma i suoi uomini non avrebbero più potuto pretendere la loro parte di bottino. Solo poche miglia a sud-est altri corpi esamini erano quelli del conducente e della scorta armata del convoglio Chihuahua-Santa Rita. Mangas Coloradas aveva colpito ancora, ora aveva tanti fucili e munizioni da terrorizzare tutta la regione, ma il suo obiettivo era uno solo: I minatori di Santa Rita. Nel villaggio intanto gli uomini stavano cercando disperatamente una via di uscita da quella terribile situazione. E così avvenne un vero esodo, un convoglio di carri, perché tutta la popolazione dei minatori lasciò il villaggio: Quattrocento tra uomini donne bambini ridotti ormai quasi alla fame, senza alcuna speranza di sopravvivere se non di raggiungere al più presto un centro abitato e trovare un aiuto. Si portarono dietro tutto quel che poterono, ma dopo il primo giorno di viaggio la maggior parte del bagaglio veniva abbandonato tra le sabbie del deserto. Il convoglio viaggiò parecchi giorni senza mai incontrare gli Apache sul percorso. Ma un mattino sulla sommità di un Canyon apparve Mangas Coloradas seguito dai suoi guerrieri. Non si sa esattamente quello che successe, ma la vendetta era nel cuore degli indiani. Dopo il massacro i Mimbreno ritornarono al loro villaggio sulla montagna, sopra le miniere di rame ormai abbandonate e i corpi dei minatori rimasero fra le sabbie roventi del deserto sotto il sole, oscurato da una gigantesca nuvola dí avvoltoi. Quattrocento persone avevano pagato per l’azione criminale di James Johnson che si concluse in un terribile epilogo.

Nelle foto, Mangas Coloradas e il manifesto con il premio istituito dalla giunta di Chihuahua per ogni scalpo Apache.