di Aurora Marella

Durante questo mese di aprile mi sono trovata ad augurare buona Pasqua dicendo anche Happy Easter. Ho pensato che i due modi che uso per fare gli auguri per questa Festa fossero molto diversi, foneticamente parlando. Così, per la prima volta mi sono soffermata sui suoni di queste parole.

Pronunciando la parola Pasqua si mettono in campo semantico due grandi religioni monoteiste: l’Ebraismo, che celebra il passaggio dell’angelo di Dio, Pesach, che portava la decima piaga d’Egitto e ricorda la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù con l’esodo raccontato nella Bibbia; il Cristianesimo, che celebra la Resurrezione. La nostra parola Pasqua viene da Pesach, passaggio, passare oltre.


Ma pronunciando la parola Easter arrivano note norrene. La parola inglese che noi traduciamo con Pasqua deriva dal nome di una divinità, Ostara o Eostre. Questa era un’antica divinità germanica, allegoria della Primavera, della luce e della fertilità dei campi e della natura. A sua volta, il nome della divinità deriva da una parola indoeuropea, aus, che significava splendere oppure alba, parole da cui hanno origine anche i nomi Aurora ed Eos, la dea greca “dalle dita rosate” che rappresenta l’alba.

Come tutte le dee, anche Ostara è legata a dei miti, delle storie che rendono da sempre le divinità più vicine agli esseri umani. Il mito racconta che la dea trovò un piccolo uccellino con le ali spezzate dal freddo dell’inverno. Mossa a compassione, volle salvarlo da morte certa e lo trasformò in una lepre ma, come spesso accade nelle storie popolari in cui c’è sempre qualcosa che non fila liscio, questa metamorfosi non fu completa e la lepre continuò a deporre uova come l’uccellino che era un tempo. Ma non deponeva semplici uova: poteva generare uova colorate, offerte in dono alla dea che gli aveva salvato la vita ad ogni primavera in segno di ringraziamento.


E così, con un’unica storia, si spiegano i nostri simboli della Pasqua che si riferiscono alla primavera, alla rinascita della natura, alle nuove vite, simboli che ancora oggi spopolano sugli scaffali dei supermercati.


Sulla dea Ostara esistono pochissime fonti storiche scritte. Nonostante questo, la sua potenza simbolica è fortissima. E noi festeggiamo con uova di cioccolato, uova colorate e bigliettini di leprotti in mezzo ai fiori di pesco.


Celebriamo la rinascita della vita nel bocciolo su un ramo, nei pulcini dietro alla mamma anatra nei nostri specchi d’acqua, e poi al di sopra di tutti noi, celebriamo la Pace, la Natura che compie il proprio ciclo imperturbabile in qualsiasi parte del mondo, in qualsiasi lingua, in qualsiasi colore.