di Giorgio Righetti

Questa è una storia vera anche se non definita in alcune di quelle cronache della grande storia. “La banda del Tirazza”, così venivano chiamati i piccoli complessi di suonatori, messi insieme in determinate occasioni per raccogliere qualche soldo. Tra i frequentatori dei “Trani” si trovavano sempre i componenti del “simpatico concertino”. Sostando in ogni quartiere svolgevano con disinvoltura il loro repertorio, spesso andavano a suonare sotto i balconi, nei cortili per raccogliere offerte come dicevano per la “fabbrica dell’appetito”, e i soldi che arrivavano dalle ringhiere servivano anche per rifare il “pieno all’osteria”. La formula che concludeva la loro esibizione era abitualmente questa:

Buona salute e buona fortuna!…
Al vostro buon cuore!…
Per la fabbrica dell’appetito.

La banda del Tirazza nacque per caso, ormai ha quasi più di due secoli. Fu improvvisata alla fine del ‘700, per risolvere una grave dimenticanza dell’organizzazione di una importante festa popolare, gli organizzatori avevano provverdo a tutto, ma si erano dimenticati della banda. Si pensò un certo Tirazza che aveva un certo estro musicale, aveva degli amici, che suonavano alla bene e meglio degli strumenti, si esibì con loro nel luogo dove si celebrava la festa, l’entusiasmo, l’estro dei suonatori aumentavano anche in ragione delle libagioni loro offerte, trombe che anziché note musicali lasciavano scorrere fontane di vino, ma malgrado questo un grande successo fu assicurato. Il complesso fu battezzato “la banda del Scior Tirazza”, non ebbe vita effimera ma duratura perché veniva spesso chiamato in Sagre e Fiere. E Tirazza si chiamò da allora il capo di quei complessi ambulanti che si vedevano per le vie e i cortili della città.