
di Alessandro Bocci
Come al solito, tutto comincia lontano.
L’Iran di Reza Pahlavi aveva mille difetti, ma le condizioni economiche della maggioranza della popolazione erano discrete e le donne avevano diritti ben più consistenti rispetto a quelli di molti paesi dell’area mediorientale.
Accolto da Mitterrand e coccolato dagli intellettuali antimperialisti della sinistra occidentale, in quegli anni ancora sentimentalmente vicini all’ Unione sovietica, l’ayatollah Khomeini riuscì a far breccia sugli strati meno acculturati della società e a rovesciare lo Scià.
Dopo aver umiliato il presidente statunitense Carter, un produttore di noccioline che aveva scambiato l’onestà con la capacità politica, per impadronirsi dei pozzi petroliferi dello Shatt al Arab, Khomeini aggredì l’Iraq, mandando anche al fronte tredicenni con al collo le chiavi del Paradiso. Gli intellettuali antimperialisti della sinistra occidentale si trincerarono con un “è meglio aver torto con Sartre che ragione con Aron”. Peccato che da quell’errore, che forse sarebbe meglio definire orrore, ne sia derivata la destabilizzazione dell’intera area, compresa l’invasione sovietica dell’Afghanistan, con annessi milioni di morti.
Intanto, dopo vicende che sarebbe troppo lungo riprendere in questa sede, la Repubblica islamica si consolidò sviluppando un proprio programma nucleare e finanziando Hamas, Hezbollah ed altri gruppi terroristici in tutto il mondo. Oppresse dal fanatismo teocratico, le condizioni di vita della popolazione iraniana peggiorarono, ma ogni tentativo di ribellione veniva affogato nel sangue.
Mentre in Europa si marciava contro il presunto patriarcato occidentale spaccando, quando andava bene, qualche vetrina e all’Onu, forse dimenticandosi del diritto internazionale e anche del senso del ridicolo, si affidavano importanti incarichi per la difesa dei diritti umani a esponenti del regime degli ayatollah, le donne iraniane che lottavano contro la Repubblica islamica venivano fatte letteralmente a pezzi dai pasdaran. Per queste donne non salpò nessuna Flottiglia e le piazze pro Pal rimasero in silenzio. Anzi, quando, qualche settimana fa, il regime iraniano mostrò una volta di più il suo volto assassinando quarantamila persone, le medesime piazze si scagliarono contro gli esuli iraniani, ai loro occhi nemici del popolo e amici di Israele.
Difficile sapere, in questo momento, se l’intervento israelo-statunitense determinerà il rovesciamento del sistema di potere degli ayatollah o se tutto finirà come in Venezuela. Di sicuro, le donne e gli uomini iraniane hanno il diritto di vivere in un sistema democratico. Le democrazie, la storia lo insegna, non possono essere esportate. Ma questo non può esserci ricordato dai nipotini di chi sosteneva l’esportazione della Rivoluzione.
