di Luca Dragani

Un fenomeno peculiare (e oggi poco noto, se non a chi, come il sottoscritto, allora adolescente, lo ha vissuto) si è sviluppato intorno agli anni 60-70, ovvero la propaganda politica mediante trasmissioni radio dirette all’estero (broadcasting), ed estesosi temporalmente per tutto il periodo della Guerra Fredda (fino al 1989). Soprattutto emittenti nazionali del blocco orientale, infatti, investirono in tecnologia con trasmettitori molto potenti e con antenne direzionali, sviluppando programmi (soprattutto notiziari e quindi redazioni) nella lingua del paese di destinazione, ivi compresa anche l’Italia. 

Radio Bucarest, Radio Praga, Radio Budapest, Radio Berlino Internazionale (Berlino est), Radio Sofia, Radio Varsavia e anche Radio Mosca avevano, in orari stabiliti, almeno mezz’ora uno o due volte al giorno notiziari in italiano durante i quali si magnificavano i progressi sociali e tecnologici dei rispettivi paesi. 


Figura 1: Polskie Radio (Radio Polonia), commemorazione delle vittime della guerra. Cortesia di Nicolantonio Frammolini, Chieti

Radio Mosca aveva diverse emittenti dedicate al broadcasting verso l’Europa e gli USA, Radio Stantsya Rodina, Radio Stantsya Atlantica, Radio Peace and Progress.


Figura 2: Radio Free Europe e Radio Liberty. Cortesia di Nicolantonio Frammolini

Per non essere da meno, anche la Cina (Radio Pechino) trasmetteva in italiano e in tutte le ligue europee in ore notturne, con trasmettitori di enorme potenza (500 kW in onde corte, Banda 49 m), e puntualmente a mezzogiorno tramite un ripetitore di pari potenza collocato a Tirana sui 41 m. 

Naturalmente anche le nazioni occidentali avevano servizi di broadcasting, con potenze decisamente minori (Deutsche Welle arrivava a 250 kW, la Rai per l’estero aveva 120 kW). 

Mosca però, in aggiunta, per impedire l’ascolto delle emittenti occidentali all’interno dei confini dei paesi del blocco Comecon (U.R.S.S. inclusa) sviluppò anche dei generatori di segnali di disturbo (“Jammer”) che trasmettevano sulle stesse frequenze delle emittenti europee.


Figura 3: Radio Peace and Progress, emittente di propaganda in inglese di Radio Mosca. Cortesia di Nicolantonio Frammolini

Gli Stati Uniti d’America, oltre alla principale The Voice of America, avevano un trasmettitore in Germania Ovest (Radio Liberty) e addirittura, per aggirare i Jammer, Radio Free Europe, la quale trasmetteva a bordo di una nave che si muoveva nel Mediterraneo. 


Figura 4: QSL di AFN, emittente USA per le forze armate di stanza in Germania Ovest. Cortesia di Nicolantonio Frammolini

Una certa categoria di radioamatori, i cosiddetti SWL, (Short Wave Listeners), si dedicava ad ascoltare le emittenti estere di tutto il mondo in onde corte (3 – 30 MHz) e in minor misura anche in onde medie (500-3000 kHz) e inviavano per posta dei brevi report contenenti ora, frequenza, intensità di segnale e contenuto sommario di quanto ascoltato alle relative emittenti; non era necessario conoscere l’indirizzo preciso, bastava indicare sulla busta il nome della Radio e la presunta sede, ad esempio Radio Austria, Vienna, e se il report veniva confermato si riceveva una cartolina di conferma dall’emittente. 

C’era chi usava apparati professionali e chi riusciva ad ottenere buoni risultati anche con le vecchie radio a valvole multibanda dei genitori, installando antenne fatte di filo di rame (dipoli) sul tetto di casa.

Si sviluppò così un vero e proprio collezionismo di cartoline (o QSL, termine del codice Q che sta per “conferma di ricezione”), le quali in questo modo divennero strumento di comunicazione visiva a scopo propagandistico da parte delle emittenti.

Oltre a ciò, ad esempio, Radio Pechino oltre ad eleganti cartoline in stile orientale, inviava numerosi piccoli gadget: agendine in carta di riso, fotografie, piccoli oggetti ricordo, spille

Molte emittenti inoltre producevano anche pin e gagliardetti. Inevitabilmente, in questo modo, anche le cartoline vennero sfruttate come strumento di propaganda politica se non di vera e propria disinformazione: Radio Praga, ad esempio, inviò delle cartoline raffiguranti un vittorioso carro armato russo, ornato con simboli di pace, per commemorare la “liberazione della Cecoslovacchia” del 1968, trasformando quel duro atto di sanguinosa repressione della ‘Primavera di Praga’ in un presunto restauro della pace.


Figura 5: Esempio di gagliardetti inviato da  Radio Mosca, Radio Sofia, Radio Varsavia. Cortesia di Nicolantonio Frammolini

In ogni caso, resta il fatto che in quel periodo i due blocchi, ma in particolare quello sovietico, misero in campo un apparato propagandistico, principalmente via radiodiffusione, i cui destinatari erano anche, se non soprattutto, in numero non trascurabile, radioamatori, i quali erano senza dubbio più interessati al dato tecnico, ma che comunque divennero in qualche modo oggetto e bersaglio di strategie di comunicazione visiva e di manipolazione tramite le cartoline di conferma. A ciò va aggiunto che per ottenere la sudata QSL bisognava fornire un breve resoconto di ciò che si era ascoltato, e quindi si ascoltava con attenzioni ciò che veniva detto. Ricordo personalmente in proposito di aver ascoltato il discorso fatto da Enrico Berlinguer in un convegno sull’Eurocomunismo, diffuso da Radio Berlino Internazionale, che era decisamente differente da quello che potemmo ascoltare dalla RAI, sapientemente manipolato con tagli perfettamente non udibili per dare un senso diverso, talvolta opposto, al pensiero dello statista italiano, che non fu certo tenero nei confronti del totalitarismo russo.

D’altra parte, tramite questo fenomeno si è venuta a creare anche una produzione con caratteri grafici di creatività di un certo interesse, che trascende il dato tecnico e realizza un manufatto dotato di una propria specifica dignità, oltre che di un certo valore dal punto di vista del collezionismo.