
di Giacomo Pio Augello
Nel 1859, Charles Darwin pubblicò il saggio “L’origine delle specie”, in cui spiegò un principio semplice e spietato: sopravvivere vuol dire adattarsi.
Ma come si fa ad adattarsi?
E perché è un principio così importante ancora adesso?
Ve lo spiego con degli esempi pratici.
Quando iniziai a studiare arti marziali, la nostra prima palestra era la sala grande di un oratorio.
Trattandosi di uno spazio condiviso, poteva non essere agibile e questo ci costringeva ad allenarci in stanze più piccole e, purtroppo, più scomode.
La prima volta che non potemmo usare la sala grande, il Maestro ci rivelò la sua regola aurea: “Qui ci si allena sempre”.
Ci condusse nell’unica stanza disponibile, ci diede un materassino a testa, aprì la lezione come se nulla fosse e ci fece iniziare a saltare.
Ricordo che quell’evento mi colpì molto perché la sua dedizione alla scuola lo aveva portato a modificare istantaneamente l’allenamento in base allo spazio disponibile.
Non potevamo correre: non importava. Avremmo saltato sul posto.
Non potevamo eseguire le sequenze nella loro interezza. Non importava. Avremmo allenato tecniche singole.
Non potevamo allenare le armi. Non importava. Avremmo allenato le posizioni.
E così via.
Ogni volta che non si poteva usare la sala grande si ripiegava su un altro ambiente.
Ci si inventava metodi per lavorare su aspetti del kung fu che in altre circostanze venivano trascurati.
Ma, comunque andasse, ci si allenava sempre.
Ancora non lo sapevo, ma il mio Maestro, con quel metodo, aveva gettato due semi nel mio cervello. Uno si era fermato allo strato superficiale ed era germogliato quasi subito.
Era il dato oggettivo che l’allenamento continuo mi faceva migliorare.
L’altro, invece, era andato più in profondità.
Negli anni era diventato un albero con un tronco massiccio e due rami frondosi che si estendevano su tutta la mia mente.
Il primo riguardava l’elasticità mentale di sapersi adattare a qualunque ambiente per allenarsi, perché l’importante era andare avanti.
Il secondo toccava la sempre più profonda consapevolezza che la sala, i tatami, perfino la divisa, non avevano grande importanza.
Non erano loro a fare la scuola.
La scuola eravamo noi.
Ognuno di noi ragazzi, che ogni giorno si impegnava per migliorare, era una cellula della scuola.
Un’unità che, se ben coltivata, sarebbe cresciuta e avrebbe potuto a sua volta dare vita ad altre unità.
Questo ramo, poi, mi donò due frutti.
Il primo era la libertà dall’àncora del rituale di indossare la divisa e mettere la cintura per praticare (molto utile in caso di aggressione, anche se finora non è successo e spero non capiti).
Il secondo era la scoperta che ogni giorno può diventare un’occasione per migliorarsi.
Non occorre essere in palestra per allenarsi.
Il nostro quotidiano è pieno di momenti che possono essere utilizzati per migliorare una parte di sé e, quindi, la propria vita.
L’importante è capire che questo adattamento è una scelta nostra, non una semplice conseguenza delle circostanze.
Come lo so?
Lo so perché nel corso degli anni ho dovuto adattarmi a tanti ambienti diversi.
Ho cambiato diverse case, diversi Studi e diverse sedi di palestra.
All’inizio è stato difficile prendere confidenza con l’ambiente nuovo e le persone che lo vivevano prima del mio arrivo.
E, si, non tutte le esperienze sono state positive.
Ciò nonostante, grazie a questa capacità di adattamento forgiata in anni di studio marziale e poi estesa agli altri aspetti della mia vita, ho sempre lavorato, mi sono sempre allenato e continuo ad andare avanti con la stessa dedizione.
E ora sono qui a raccontarvi queste esperienze da cui, tra l’altro, ho tratto un’importante lezione che desidero condividere con voi: non permettete, mai, agli eventi esterni di fermare la vostra avanzata verso la realizzazione dei vostri sogni.
Rallentare è concesso.
Fermarsi, no.
E se pensate di non farcela, ricordate le parole del mitico Mickey Goldmill: “NON CI SONO NON POSSO! NON ESISTONO!”
Un caro saluto.
Alla prossima puntata.
Nel prossimo numero: “Il tempo è relativo” spiegò l’Antico al Dottor Strange. Ma come ci si rapporta alla nostra risorsa più preziosa? Lo scopriremo insieme. Vi aspetto.
