
di Libera Iannetta
Incontro Igor Valentovič dell’Albrecht Forum nella tarda mattinata del 16 gennaio, in una Bratislava innevata e silenziosa, presso la casa di via Kapitulská, appartenuta al musicologo Ján Albrecht (Bratislava, 1919-1996). Igor è il presidente dell’associazione che ha rilevato e ristrutturato la casa con l’obiettivo di creare un luogo d’incontro in cui trovino posto permanente musica classica, letteratura, pittura, teatro, cinema, filosofia, scienze sociali, nel solco della tradizione inaugurata dal musicologo bratislavese.
Quella di Albrecht è stata una figura di spicco nel panorama culturale della Slovacchia. Musicologo, violinista, docente presso l’Università Comenius, l’Accademia di Arti Performative, il Conservatorio di Bratislava, fondatore dell’Early Music Movement nel paese, un movimento musicale che si concentra sulla musica colta composta in Europa tra il Medioevo e il Rinascimento, fino a includere la musica del XVII e della prima metà del XVIII secolo. Le esecuzioni si basano su una ricerca musicologica che attinge alle fonti originali e vengono realizzate su strumenti musicali storici.
Quando la nuova direzione dell’Accademia delle Arti Performative non si mostrò più interessata a mantenere la materia opzionale “Musica Antica”, Albrecht accolse i suoi studenti nella casa di via Kapitulská, nel centro storico della città, dietro la cattedrale di St. Martin. Da questa esperienza trasse origine, nel 1973, “Musica aeterna”, il primo ensemble dedicato alla musica antica in Slovacchia, per quanto riguarda la programmazione e le professionalità coinvolte. La casa era nota in città come luogo di ritrovo per persone provenienti dal mondo della musica, della letteratura, delle arti visive, della filosofia. Tutti avevano accesso alla ricca biblioteca del proprietario, anche in sua assenza, in un clima di umanità e tolleranza per le diversità. Il Maestro suonava musica da camera con amici e studenti. Se qualcuno arrivava con un violino, un flauto, lui tirava fuori uno spartito dalle sue centinaia di titoli e suonava, anche tutta la notte. Nel suo salotto si esercitava l’ascolto, il dialogo, il rispetto.
Igor Valentovič, fondatore con sua moglie di una casa editrice musicale, ha conosciuto personalmente Ján Albrecht, in quanto loro redattore per diversi titoli. Con docenti, musicologi, musicisti e grazie al sostegno di donatori, ha rilevato, nel 2010, la casa ormai in rovina. Mi mostra il salotto arredato com’era in origine, la biblioteca in cui sono confluite anche numerose pubblicazioni della sua casa editrice, la sala di cinquanta posti in cui troneggia un pianoforte a coda. I membri dell’associazione vorrebbero ristrutturare la soffitta e creare uno spazio per un caffè al pianterreno. Il cortile innevato è piuttosto ampio. Vi è installata una pedana in quanto, in estate, si fa musica all’aperto. La struttura, infatti, ospita concerti, tavole rotonde, un festival giunto alla sesta edizione, con programmi in cui trovano spazio anche opere di musica da camera, raramente eseguite, di compositori slovacchi. Mentre scatto qualche foto, mi sembra di vederlo il Prof. Albrecht mentre aspira dalla sua immancabile pipa, accogliente e gentile. Mi offre tè e biscotti preparati dalla zia, poi mi invita a sedermi e a suonare con lui. Ringrazio Igor Valentovič e, insieme, ci avviamo all’uscita.
Il clima culturale che si respirava in casa Albrecht, fin dagli inizi degli anni Settanta, anticipa la Rivoluzione di Velluto del 1989, quale momento cruciale nella storia europea, simbolo della transizione pacifica verso la democrazia e dell’aspirazione del popolo slovacco alla libertà e ai diritti civili.
